La cultura è in streaming

La cultura è in streaming. Teatro, musei e musica vanno online

Luoghi, eventi e attività culturali hanno risposto alla sfida della pandemia trasferendosi online, per farci compagnia anche a casa.

Le restrizioni imposte per contenere la diffusione del coronavirus hanno creato sfide enormi per la cultura che, insieme a turismo, è il settore più colpito dalla crisi. Non solo è stato impedito l’accesso fisico a musei, concerti e teatri, ma l’incertezza ha travolto molti dei loro lavoratori. In questo modo, la pandemia ha messo in luce l’importanza delle attività culturali che sono “catalizzatori di innovazione in tutti gli ambiti economici e hanno un impatto sociale positivo su diversi livelli”, secondo un rapporto dell’Ocse.

In questo scenario infelice, l’universo digitale è venuto in soccorso, permettendo di accedere a luoghi, eventi e attività culturali anche a distanza. Con conseguenze importanti: teatri, musei e musicisti hanno reso la loro offerta accessibile a più persone, con impatti a lungo termine che supereranno quelli delle restrizioni causate dalla pandemia.

 

Il teatro

“Il teatro senza pubblico non esiste”, ha detto Andrée Ruth Shammah, regista e direttrice artistica del Teatro Franco Parenti di Milano in un’intervista a LifeGate. “Detto questo, ciò che dobbiamo fare ora è creare un contatto che oggi, per ovvi motivi, abbiamo perso. Questa è la funzione del teatro: creare un dialogo”.

Solo in Italia, i lavoratori del settore sono 150mila e gli stabilii 1.200. “La pandemia è stata devastante per il teatro”, racconta Joshua Edelman della Manchester metropolitan university. “Soprattutto i freelance sono stati colpiti duramente. Significa che questo è un momento chiave per la ricerca e per intervenire”.

Benché la mancanza di contatto con il pubblico sia una sfida notevole, teatri in tutto il mondo hanno alzato i sipari per lo streaming online. Già prima della pandemia, luoghi come il Metropolitan opera di New York e il National theatre di Londra trasmettevano alcune delle loro produzioni al cinema. Ora, è possibile vedere spettacoli messi in scena da istituzioni d’eccellenza come il Teatro dell’opera di Roma, il Piccolo di Milano e la Fenice di Venezia dalla comodità di casa.

“Lo streaming attrae un pubblico più giovane, meno abbiente e più vario”, secondo Erin Sullivan del Shakespeare institute dell’università di Birmingham. Gli spettacoli online lasciano il pubblico libero di sintonizzarsi come e quando vuole. Tant’è che l’opera Servo per due di Richard Bean trasmessa dal National theatre è stata vista oltre 2,5 milioni di volte, superando quindi di gran lunga la capienza del teatro londinese. Secondo Kelsey Jacobson dell’università di Queens in Ontario, “l’inventiva degli artisti dimostra che fare teatro non è per forza legato al teatro come edificio”.

 

I musei

“Per far fronte a questa crisi, i musei sono stati rapidi nello sviluppare la loro presenza su internet”, secondo un rapporto Unesco. Mostre e conferenze sono state spostate online, una scelta fondamentale considerando che il 95 per cento dei circa 95mila musei al mondo ha dovuto chiudere temporaneamente a causa della pandemia secondo un sondaggio dell’Icom, il comitato internazionale dei musei.

Ora, sulla piattaforma Arts & Culture di Google è possibile visualizzare le sale digitalizzate di oltre 3mila musei di tutto il mondo, tra cui la Galleria degli Uffizi a Firenze, il Moma di New York e il Musée d’Orsay di Parigi. Ai Musei vaticani di Roma e al Louvre di Parigi, che ha visto le visite virtuali quadruplicarsi fino a 400mila al giorno, è possibile accedere invece direttamente dai loro siti.

E per alleviare le difficoltà delle persone costrette a casa durante i lockdown sono state create campagne social per coinvolgere gli utenti, raggiungendo anche nuove fette di pubblico. La #GettyMuseumChallenge del Getty museum di Los Angeles, ad esempio, ha divertito milioni di persone per l’originalità con cui i partecipanti hanno reinterpretato le opere della sua celebre collezione d’arte.

“Ci sono opportunità in questa crisi”, commenta Rebecca Kahn del Hiig, istituto di ricerca berlinese sugli impatti di internet sulla società. L’importante è che la cultura online non sia semplicemente una copia di quello che esiste nel museo, ma che sfrutti “il potenziale digitale per offrire contenuti museali ricchi”. Il British museum di Londra ha dimostrato ancora una volta di essere all’avanguardia anche in questo senso: il Museo del mondo in collaborazione con Google è un microsito dove è possibile esplorare migliaia dei suoi oggetti da ogni parte del mondo e risalenti a ogni epoca.

 

La musica

“Può lo streaming sostituire la musica live?”, ha chiesto Rolling Stone agli addetti ai lavori. “È un tipo di esperienza completamente nuova”, è la risposta che hanno dato molti. E così i musicisti hanno aperto le loro case, i loro salotti e le loro camere da letto agli ascoltatori per esibizioni inedite, soprattutto nella fase iniziale dell’emergenza.

Lo hanno fatto grandi nomi come Bono, Sting e Michael Stipe dei R.E.M.. Ma anche orchestre come la società boliviana di musica da camera che ha organizzato migliaia di mini-concerti gratuiti su richiesta per il personale sanitario e i malati di Covid-19 utilizzando WhatsApp, e l’orchestra sinfonica di Shanghai che ha suonato per i fan sul social network cinese WeChat.

I formati si sono evoluti con il prolungamento delle restrizioni per contenere la pandemia, che hanno colpito durante le entrate di tutta la filiera di produzione dei concerti, da cui i musicisti ricavano tre quarti dei loro guadagni secondo una ricerca del World economic forum. Ora, qualsiasi giorno della settimana si possono vedere gli artisti preferiti esibirsi in veri e propri concerti online. E grazie a piattaforme come Vivendi e NoonChorus i musicisti possono ricevere tutti i ricavi delle vendite di biglietti.

Il successo di questa evoluzione si vede nei numeri: oltre 12 milioni di utenti si sono sintonizzati per lo spettacolo live del rapper statunitense Travis Scott trasmesso sul videogame Fortnite. Non tutti possono fare come i Flaming Lips, gruppo rock di Oklahoma City che ha organizzato un concerto in cui sia la band che il pubblico erano in bolle di isolamento (letteralmente), ma il mondo della musica si sta reinventando.

Benché la cultura online non potrà mai sostituire l’esperienza dal vivo di un concerto, un museo o uno spettacolo teatrale, l’innovazione digitale sta trasformando questi luoghi rendendoli più accessibili. E quindi apprezzati da sempre più persone.

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