Come i giovani vedono la mobilità sostenibile del futuro

Come i giovani vedono la mobilità sostenibile del futuro

L’attivista di Fridays for future Italia Lorenzo Tecleme ci racconta il suo rapporto con la mobilità e come vorrebbe spostarsi nelle città di domani.

Mobilità condivisa, veicoli elettrici, micromobilità, mezzi non tradizionali. Tutti termini che negli ultimi anni sono entrati sempre di più nel nostro vocabolario. Se da un lato rappresentano ancora una nicchia nello scenario globale della mobilità, stiamo andando sempre di più verso una “nuova normalità” in cui sistemi di trasporti a basso impatto ambientale e ad alto valore sociale diventeranno lo status quo. A vivere questa rivoluzione saranno soprattutto i giovani di oggi, come Lorenzo Tecleme, attivista del movimento per l’azione sul clima Friday for future Italia. “Quando non ho un cartellone in mano studio Scienze della comunicazione a Bologna e scrivo saltuariamente su alcune testate,” racconta di sé. Insieme a lui esploriamo come le scelte di oggi possono rivoluzionare i trasporti e l’ambiente di domani.

 

Credi che il movimento di cui fai parte, Fridays for future, stia avendo un impatto concreto?

Ormai sono quasi due anni che faccio parte di Fridays for future e la differenza in termini di dibattito pubblico è abissale. Di clima, nonostante la pandemia porti i riflettori altrove, si parla incomparabilmente di più. E la pressione dal basso pian piano si sta trasformando in vittorie: Europa, Cina, Regno Unito, Giappone, Corea del Sud e Nuova Zelanda hanno annunciato piani di azzeramento delle emissioni nette nei prossimi trenta o quaranta anni, e gli Stati Uniti promettono di unirsi a breve. Praticamente tutti i grandi emettitori hanno preso impegni senza precedenti. Non sarebbe stato nemmeno pensabile senza la pressione di Fridays for future e degli altri movimenti della nuova ondata: Extinction rebellion, Youth for climate, Sunrise movement.

 

Che ruolo gioca la mobilità sostenibile nella lotta per la giustizia climatica?

La mobilità è un tema chiave nella transizione ecologica. Secondo le stime più recenti i trasporti rappresentano il 16 per cento circa delle emissioni globali, e il solo trasporto su gomma è responsabile dell’11 per cento della crisi climatica. Le proposte di Fridays for tuture Italia su questo tema sono contenute nella nostra campagna Ritorno al futuro. A livello locale occorre incentivare la mobilità elettrica pubblica o condivisa. Nelle nostre strade dobbiamo vedere soprattutto tram e bus, rigorosamente elettrici, e car sharing. Rendere gratuiti i trasporti pubblici, come già provato in Lussemburgo e in diverse città del mondo, è un incentivo che ci vedrebbe più che favorevoli.

 

Qual è il mezzo o quali sono i mezzi di trasporto che prediligi?

Mi muovo moltissimo a piedi, talvolta in bici o bus. Negli ultimi due anni ho cercato di usare il treno per le mie vacanze. Dopo la maturità ho fatto una settimana di Interrail, ed è un’esperienza (rigorosamente sostenibile) che consiglio a tutti. L’unico percorso che non posso fare su rotaia, purtroppo, è quello dalla Sardegna alla penisola, per ovvi motivi.

 

Credi che la mobilità nella tua città si possa definire sostenibile?

No, come non lo è quasi dovunque. A Sassari, dove sono nato e vivo nei periodi non universitari, intere zone commerciali sono state costruite e pensate apposta per essere raggiunte solo al volante, e il centro storico ha visto addirittura indebolire la sua ZTL. Ma soprattutto, temo manchino servizi pubblici all’altezza. A Bologna, dove studio, la situazione mi sembra leggermente migliore, ma ben lontana dall’ottimale.

 

Come ti piacerebbe vedere cambiare la mobilità non solo nella tua città ma anche in altre città d’Italia e del mondo?

Il modello è quello che tratteggiavamo sopra. Poco traffico, poco smog, e tanti mezzi pubblici, biciclette, car sharing, pedoni. Il bello è che città a basse emissioni sono anche città più piacevoli, vivibili ed economiche. L’inquinamento atmosferico è corresponsabile della morte di decine di migliaia di persone ogni anno. E mi riferisco alla sola Italia. Per intenderci, vivere in zone con aria più inquinata significa anche maggiore possibilità di sviluppare forme aggressive di Covid-19.

 

Credi che questo momento storico segnato dalla pandemia possa avere un impatto positivo sull’adozione di modelli di trasporto sostenibile e sulla lotta ai cambiamenti climatici?

Ho vissuto questo periodo con preoccupazione, come tutti. Con l’eccezione dei pochi abbastanza anziani da ricordare l’ultimo conflitto mondiale, siamo cresciuti lontani dai più grandi sconvolgimenti della storia. Ora questa pandemia ci butta dentro una tragedia come non ne vedevamo da decenni, e questo non può che spaventarci. Penso che in questo i movimenti per il clima dovranno essere molto chiari. Se agiamo ora, possiamo evitare che il riscaldamento globale ci porti ad altre crisi paragonabili a quella causata dall’emergenza sanitaria. Ormai sappiamo cosa significa.

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